VITOLO, L'UOMO NUOVO DELLO STAFF TECNICO
21/07/2016


CORREGGIO (Reggio Emilia) - Rosario Vitolo è l'uomo nuovo dello staff della Correggese 2016-2017.
Dopo l'avvicendamento della scorsa stagione tra Antonio Razzano e Gino Carra, alla preparazione di Chiriac e Cotticelli, la dirigenza biancorossa porta a Correggio da Carpi un uomo di collaudata esperienza.
Classe 1955, Rosario Vitolo nella carriera da calciatore gioca nelle giovanili nella Juventus per quattro anni e poi, nell'ultima stagione in bianconero, diventa il vice di Dino Zoff. Terminata l'esperienza all'ombra della Mole, Vitolo scende in Serie C diventando un portiere di categoria difendendo le porte di Carpi, Bari, Savona, Aosta, Sassuolo, ancora Carpi tra C2 e serie D. Nella stagione 1992-93 gioca il suo ultimo campionato, tra i pali del Mirandola in serie D per poi intraprendere la carriera di preparatore dei portieri a Soliera per due stagioni.
Nel 1995 passa ad allenare i portieri del settore giovanile del Carpi e dall 1998 si dedica anche ai "numeri 1" alla prima squadra. La sua permanenza nel team maggiore ha dipeso negli anni a venire molto dall'allenatore, qualcuno di questi come capita spesso, arriva ad allenare con un team già collaudato, ma Vitolo non ha mai sollevato problemi e con l'umiltà che lo contraddistingue accetta a stagioni alterne di allenare sia gli adulti che i giovani. Dopo le ultime cinque stagioni passate a preparare i portieri della squadra Primavera, a Giugno arriva la richiesta di patron Lazzaretti di attraversare il confine modenese e accasarsi a Correggio.

Lo abbiamo raggiunto a Carpi negli ultimi giorni di vacanza prima del ritiro, per conoscerlo meglio.

Benvenuto alla Correggese. Si presenta ai tifosi? Ci racconta chi è Rosario Vitolo?
Sono nativo di Battipaglia ma all'età di 15 anni ho abbandonato la mia terra per la carriera calcistica. A Carpi nel 74 ho conosciuto Sandra, che oggi è mia moglie, e da quel giorno ho preso la residenza a Carpi dove vivo tutt'ora. Sono un libero professionista e dedico tutto il mio tempo libero alla mia grande passione del calcio. Avendo un passato da portiere, una volta tolti i guanti, ho continuato a calzare le scarpette chiodate mettendomi al servizio dei portieri.

Un passato da portiere con una carriera di tutto rispetto.
La più bella esperienza calcistica che ricordo è agli albori della mia carriera quando dalla Campania sono andato a Torino per giocare nelle giovanili della Juventus, cinque anni indimenticabili. Poi l'ultimo anno ho fatto il terzo portiere alla prima squadra della Juventus allenandomi con Zoff, in quella squadra giocavano anche Bettega, Anastasi, Marchetti, Morini, Causio, Capello....

Come è nata questa collaborazione con la Correggese?
Sono stato contattato dal direttore sportivo e abbiamo trovato subito un'intesa. Avevo voglia di far parte di un gruppo importante e dedicarmi a categorie che contano, la Correggese penso sia il giusto mix tra le due cose.

E' stato difficile lasciare Carpi dopo tanti anni?
Un pochino sì, però devo dire che anche a Correggio mi sento un po' come a casa mia. I due segretari Alessandro Flisi e Giancarlo Setti in passato hanno lavorato a Carpi, anche lo stesso Presidente Lazzaretti prima di diventare patron della Correggese ha avuto un passato come dirigente a Carpi.

Praticamente come trasferirsi dalla casa dei genitori a quella degli zii?
Proprio così.

Ma lei in carriera dopo aver smesso di giocare, ha sempre allenato i portieri?
Quasi sempre, solo una parentesi a Carpi in Eccellenza dove ho allenato tutta la prima squadra per tre mesi in sostituzione di Rossi.

Ci sono stati portieri che lei ha allenato e che in seguito hanno avuto una carriera importante?
Ho allenato Pantanelli, Soviero, Ripa, Di Magno, Manfredini che hanno fatto tutti una bella carriera.

Come è sul lavoro? Un papà o un generale?
Un po' uno un po' l'altro. Alcune volte con i ragazzi, mi devo comportare all'antica, però più delle volte li tratto come figli.

Quale deve essere un impegno di un portiere di una squadra di serie D?
Un portiere deve sempre lavorare tanto a prescindere dalla categoria. Capisco che con me all'inizio in molti fanno fatica, poi però i risultati si vedono ed ancora oggi molti di questi li sento e mi ringraziano per aver insistito con alcuni carichi che all'apparenza potevano sembrare esagerati.

Per il particolare ruolo che il portiere ricopre, pensa che il suo ruolo sia più importante dal punto di vista tecnico o psicologico?
Entrambe le cose, ma il fattore psicologico è molto determinante soprattutto nella formazione dell'atleta.

Se un suo portiere dovesse incorrerre in un "incidente", una "gatta" come si suol dire, lei come si comporta?
Io non ho mai fatto pesare un errore anche se determinante. Bisogna agire con delicatezza, io di solito torno sull'argomento al primo allenamento, intervenire nell'immediato è controproducente. Cerco di lavorare sul fatto che un portiere deve dimenticare subito il suo errore, interviene proprio in questo caso l'aiuto psicologico da parte del preparatore.
La mia figura con un portiere deve essere un legame, solo così si riescono a vedere i risultati sulla sua crescita.

A volte però potrebbe risultare complicato.
Io difendo sempre il portiere perchè solo chi ha fatto il portiere in carriera può capirlo.

Quindi secondo lei un allenatore non potrà mai capire un portiere?
Non dico che non lo capisca, affermo che farà certamente più fatica se non ha mai giocato nel ruolo.

Ma quando le strade si dividono, i rapporti come restano?
Io personalmente quelli che ho allenato li sento tutti. Addirittura con l'attuale portiere del Rolo, che ho iniziato a preparare io da quando aveva dieci anni (Accialini  n.d.r.), ho un legame particolare ed ancora oggi mi telefona per utili consigli.

Con le quote obligatiorie, molti allenatori tendono ad avere in rosa due portieri con l'età più giovane. Quest'anno saranno del '98, secondo lei un portiere così giovane, potrebbe essere un rischio?
Devo dire che portieri giovani che si cimentano in prima squadra ne ho allenati molti e devo dire che la scelta non la ritengo azzardata, bisogna però mettere in preventivo che l'inesperienza a volte potrebbe pesare molto.
E' vero che anche un portiere maturo può incorrerre in errori determinanti, ma l'esperienza acquisita su campo può sempre dare qualcosa in più.

Alla vigilia di questa nuova stagione, un portiere di 21 anni per le regole sui giovani è già considerato vecchio. Una teoria che ribalta radicalmente quelle che fino a poco tempo fa recitavano che i portieri arrivavano alla maturazione tecnica più avanti rispetto ai loro colleghi. Cosa ne pensa?
Purtroppo oggi per le regole imposte è così. Un ragazzo a 21 anni è già di fronte ad un bivio: o fai il salto nei professionisti o, tranne qualche rara eccezione, sarai sempre nell'orbita del calcio dilettanti.
Un tempo si considerava il ruolo del portiere tra i più longevi, lo dimostrano Dino Zoff, Gabor Kiraly e Peter Shilton che hanno difeso le porte delle nazionali di Italia, Ungheria e Inghilterra fino a 40anni compiuti da un pezzo; oggi non è più così.

Ma questo cambiamento è dovuto al fatto che negli anni 2000 i ragazzi maturano prima o le scelte sono solamente per convenienza?
I ragazzi di oggi maturano prima, anche fisicamente se li osserviamo bene hanno una muscolatura ed una corporatura che io a 18 anni me la sognavo.

Cosa si aspetta dalla sua prima stagione in biancorosso?
Quando sono stato interpellato mi è stato detto che la Correggese vorrà fare un campionato da protagonista d'alta classifica e visti i precedenti nutro piena fiducia nel programma.

In bocca al lupo allora.
Crepi.


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